Prigioni

ottobre 6, 2006

“Faccio spesso questo sogno in cui ricordo i familiari che ho lasciato sulla Terra. Io sono in alta uniforme, e loro mi squadrano tutti contenti. Mio padre mi dà una pacca sulla spalla, è felice del fatto che sono tornato. Vengono dei miei amici a trovarmi, mi portano fuori e mi fanno girare per la città fino a tardi. Bacio la ragazza con cui stavo da adolescente. E’ invecchiata, ora è madre di due bambini.
Mi risveglio nella mia branda. Sudato, tremante. Vorrei avere un oblò per guardare fuori, verso lo spazio. A suo modo, sarebbe rassicurante. Mi riconcilierebbe con la realtà. Ma nella mia piccola cabina non c’è nulla che io possa fare per ricordarmi dove sono e perchè sono lì. Così mi vesto e vado a fare una passeggiata.
Quando sono particolarmente depresso, vado al Ponte VI. Il belvedere, lo chiamano. Schermi enormi e magnifici riproducono quanto c’è all’esterno della nave. E’ come guardare attraverso un vetro, solo che il vetro non c’è. Oltre il vetro c’è lo spazio siderale. Freddo e infinito come uno se lo aspetta, reale. La visione di quanto c’è all’esterno in genere mi riconcilia con la realtà. Rimango lì ad osservare, mentre tutti dormono. Mi fa bene.
Mi era sembrata una buona idea, all’inizio. Immunità. Quanto poteva durare, quella guerra? Ero convinto che non saremmo durati molto. Il mio nichilismo di vecchia data mi aveva convinto. Ci avrebbero annientati subito, e tutti si sarebbero dimenticati di noi. Meglio dell’ergastolo, senz’altro. E’ peggio della morte, la legge di Saturno. Ti staccano il cervello, lo mettono in un liquido nutritivo, e ti fanno rivivere il tuo crimine all’infinito, un loop di terrore e punizione. Dicono che costruire società nelle basi orbitali le renda inevitabilmente crudeli. E’ certamente vero per gli Anelli. Quando mi hanno parlato dell’Opzione Crociata non ci ho pensato due volte. Meglio marcire nello spazio che torturato dai boia degli Anelli. [...]
Gente pratica, i Saturniani. Vivono in cubicoli, usano l’inseminazione artificiale, non scopano, le loro pene sono tutte asettiche quanto inumane. Uomini e donne si radono i capelli e vestono uguale: è impossibile distinguerli, anche perché la loro voce tende a farsi neutra e asessuata col tempo. Un cesso di posto.”

Tratto da Testimonianze dagli Anelli di Saturno

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Capitolo 1 – Partenza

ottobre 6, 2006

L’ultima cosa che ho fatto insieme a mio padre è stata andare ad una processione. Non il genere di processione che puoi vedere tutti i giorni. Qualcosa che capita una volta ogni migliaia di anni.

Il mio vecchio allora aveva il cancro, e sapevamo che presto io e le mie sorelle avremmo dovuto seppellirlo. Lui voleva essere lì. Ma non nego di aver conservato una certa dose di curiosità, dietro l’ironia e il distacco che mi portavo dietro a quei tempi. C’era la netta sensazione che sarebbe stata l’ultima volta anche per me, per vedere una cosa del genere. Una volta ogni mille anni.

Io e mio padre dovevamo essere lì.

Lui era uno storico, un vecchio studioso che si era limitato ad insegnare a ragazzi come me, per anni. La storia che conosceva era passiva, scolpita nei libri e nei documenti. Il fatto che uno come lui volesse essere lì, osservare, dovrebbe aiutarvi a mettere le cose in prospettiva. In quello che stava per accadere c’era del fantastico, ma allo stesso tempo era forte la sensazione che un errore stava per essere commesso. Il desiderio di vedere quella cosa, quell’avvenimento unico, comunque, superava ogni perplessità morale e politica.

Andai così a prendere mio padre con la mia auto e partimmo, senza guardarci indietro e pensarci troppo.

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luglio 17, 2006

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